Bufera sul prezzo dell’espresso. Prendiamo spunti di crescita

Tempo di lettura 5 min.

In quest’ultimo periodo il rincaro del prezzo della tazzina di espresso servita nei bar italiani sta tenendo banco. L’ultimo fatto avvenuto in un famoso locale di caffè specialty dell’amico Francesco Sanapo, una multa a seguito di una denuncia di un avventore “offeso” per un decaffeinato di alta qualità venduto a soli 2€ (non segnato sul menu a vista ma presente nel menu competo scaricabile tramite QR code), sta ulteriormente alimentando il dibattito.

Francesco Sanapo durante una gara di selezione dei campionati di caffetteria SCA

Fermo restando che, purtroppo, sembra che la contravvenzione sia comminabile in base all’attuale legge vigente (ma spererei vivamente che un giudice o un avvocato potesse smentirmi), il fatto deve essere di spunto per imparare dagli errori, sia nostri che altrui, e farne tesoro.

Ora, fino appunto a prova contraria, la legge dice che i prezzi dei prodotti serviti al banco devono essere chiaramente esposti all’avventore (questo significa che non potete mettere un foglio A4 appeso al muro dietro di voi e dichiarare che sono esposti, perché devono anche essere ben visibili).

Diverso è il discorso del servizio al tavolo, dove invece deve essere presente un menu con il prezzo delle consumazioni al tavolo (se differenti o maggiorate da quelle al banco), indipendentemente dalla forma (cartaceo, digitale, ecc.).

Questo è fondamentale ed è a tutela del cliente, ma ovviamente anche dell’esercente in caso di contestazioni.

Tra le informazioni obbligatorie che devono essere esposte e ben visibili vi sono poi tutti gli allergeni (e sono tanti!) e la presenza di eventuali prodotti surgelati.

È vero che sovente i prodotti offerti sono molti, e non sempre tutti hanno molto spazio a disposizione per la comunicazione scritta, ma la soddisfazione del cliente passa anche attraverso un aspetto fondamentale, che è la rispondenza all’attesa.

Vi faccio un esempio: se mediamente una bottiglia da mezzo litro di acqua viene venduta tra 1€ ed 1,5€, e dopo aver ordinato il vostro prodotto scoprite che l’acqua vi è costata 3€ ci rimanete male.

Peraltro voi non avete chiesto un’acqua proveniente dai ghiacciai del Nepal imbottigliata in vetro, ma siccome in quel locale hanno solo quella, quella vi hanno servito, senza però comunicarvi il prezzo, in quanto per loro quella cifra è normale, anzi, persino sottocosto!

La cosa è comprensibile, ma è mancata la fondamentale parte della comunicazione tra cliente ed esercente.

Non voglio innescare polemica, e nemmeno contestare o criticare nessuno, men che meno chi conosco bene e sono certo che lavori con la massima attenzione, ma a mie spese ho imparato che il cliente spesso è distratto, non ascolta, è superficiale, ed è qui che entra in gioco quella parte di capacità aggiuntiva e quell’attenzione necessaria che deve avere un barista, o comunque qualsiasi addetto alla vendita ed al contatto con il pubblico.

Ma quale deve essere il prezzo dell’espresso?

Altro esempio: è da pochi giorni che presso il Costadoro Social Coffee Factory, il flagship store di Costadoro a Torino, il prezzo dell’espresso “normale” è stato portato da 1,30€ (che per molti era già “caro”) ad 1,50€.

Ovviamente tutta la cartellonistica (tanta…. sia fisica che digitale) è stata adeguata ed il personale formato ad avvisare i clienti al momento dell’ordine (e non del pagamento) che il prezzo dell’espresso è aumentato.

La bella notizia è che non vi sono stati cali nelle vendite, non vi sono state lamentele (tranne qualche avventore che ha esclamato – allora ci siamo arrivati all’euro e mezzo! – ), ma ha ugualmente deciso di prendere il suo solito buon espresso o preparazione filtro.

Fatta questa analisi, io sono sempre stato un sostenitore della qualità del prodotto e del servizio, non ho mai avuto paura di affermare che la differenziazione dei prezzi può solo fare del bene, e ovviamente che l’innalzamento del costo per il cliente non deve essere generalizzato, altrimenti si torna solo ad un aggiornato livellamento dei listini e non della qualità (vedi articolo https://arabica100per100.com/2021/12/14/il-prezzo-dellespresso-al-bar-deve-cambiare-ma-deve-seguire-le-regole-della-qualita%ef%bf%bc/).

Quindi ben vengano tutte le attività atte a promuovere in primis la professionalità dei baristi, attraverso corsi, fiere ed eventi dove si riescano anche a coinvolgere le associazioni di categoria, le aziende e chiunque desideri un supporto per far crescere nel settore maggiore consapevolezza del valore del caffè di qualità.

A seguire (perché senza la professionalità siamo solo dei ciarlatani o dei pappagalli che ripetono a memoria delle frasi o dei concetti), viene la vera qualità del prodotto: saperla scegliere, trasformare e raccontare è la vera essenza del lavoro del barista, qui il supporto dei torrefattori è e sarà fondamentale.

Arriviamo poi ai clienti, che più saranno informati e più cercheranno e chiederanno prodotti di livello, ben disposti di pagarlo di più.

Il mio personale ringraziamento  va a tutti i trainer, i coffee lovers, i coffelier e a tutti coloro i quali si impegnano quotidianamente, nel loro piccolo o con maggiori possibilità e risorse, a divulgare la cultura del caffè.

Infine, un ultimo ma fondamentale e sacrosanto concetto: tutto è relativo! Non si può continuare a ragionare per assoluti… il caffè deve costare 1 euro…. Il caffè, come tutti i prodotti del mondo, è presente in una moltitudine di varietà, qualità e quantità, ed i prezzi sono e devono essere adeguati al suo valore. Poi starà a ciascun individuo, in base alle proprie disponibilità scegliere cosa potersi permettere… a me piacerebbe tanto una nuova auto ibrida… ma mi devo accontentare di quella che ho per ora… del futur non v’è certezza!

Ed ora, buon espresso a tutti!

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