Non in tutto il mondo è finito il lockdown, e dove si è ripreso a vivere la normalità è ancora lontana, ma eccovi un paio di punti di vista interessanti che ci giungono direttamente dalla GB e dall’Olanda.

Buongiorno a tutti.

In Italia il lockdown ci sembra già un ricordo lontano, ma non è proprio così, e la normalità stenta a ripartire.

E le cose non sono diverse all’estero, anche se in alcune nazioni le regole sono state leggermente differenti, con qualche permesso in più che non ha messo in ginocchio l’economia come in Italia.

Escludendo i comportamenti estremi, quindi la chiusura totale e l’isolamento domestico piuttosto che la libertà generica di scelta sull’approccio nei confronti della pandemia, vi sono nazioni dove le prescrizioni sanitarie anticontagio hanno previsto il distanziamento interpersonale, l’obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione individuale ma non hanno vietato gli spostamenti, bloccato le attività o interrotto i consumi, e questo si è tradotto in un modo differente di reinterpretare il lavoro.

Vi è poi un’altra considerazione che ho fatto parlando con dei colleghi che operano all’estero, ovvero il diverso approccio mentale alla situazione creatasi.

In Italia la media dei titolai o gestori di locali di somministrazione invece, alla riapertura, ha reagito con un grande pessimismo e riaprendo in modo anonimo e consueto, quando invece la situazione richiedeva e richiede tutt’ora ben altro.

Come molti di voi che mi seguono sanno già, io lavoro per un’importante torrefazione torinese, la Costadoro, presso la quale mi occupo di qualità e formazione, nonché di consulenza per imprese del settore, ma non voglio tediarvi con idee e suggerimenti già sentiti, o con consigli che possono apparire perle di saggezza di un saccente, e preferisco portarvi di persona un paio di esempi di differente modalità con la quale alcuni imprenditori hanno reagito di fronte al problema.

Il primo arriva dall’Olanda, dove il titolare Daan Verleg di DENF Coffee ha riaperto con uno spirito che personalmente ho trovato fantastico, e del quale ne ho fatto personalmente tesoro applicandolo anche nella vita privata. Non voglio svelarvelo, preferisco lasciarvi il piacere di sentirlo dalla sua voce.

Ovviamente il suo messaggio, che mi ha inviato in occasione di un intervista fatta con Merijn Gijbers, Barista Champion of Nederland ed Educational SCA Coordinator per il board olandese, è in inglese, ma se qualcuno avesse difficoltà può rivedere l’intervista con i commenti e le traduzioni in italiano QUI.

Il secondo video con il secondo “banale” quanto “geniale” suggerimento arriva sempre dall’Olanda, dove Christina and Rose del Gesha Coffee Bar raccontano sempre con il sorriso sul viso la loro esperienza.

Praticamente hanno aperto il bar 2 giorni prima dello scoppio della pandemia, ed hanno dovuto scegliere se rimanere aperte con la modalità take away o se chiudere (in Olanda era facoltativo).

La loro scelta è stata quella di rischiare, aprendo ugualmente malgrado la poca utenza, ma grazie ad un lavoro di grande empatia con i clienti e di dialogo hanno incrementato di settimana in settimana al punto di assumere personale al bar pur di poter continuare a dialogare con i clienti.

Non solo, ma l’avere il tempo di conoscere i loro clienti ha fatto si che si creasse un grande legame che sta portando più frutti di qualsiasi altra forma di pubblicità, al punto che il passaparola della loro simpatia e della loro cordialità ha fatto si che arrivassero clienti anche da lontano.

Eccovi la loro testimonianza.

Per Rose e Christina Il customer service è talmente importante da pareggiare se non superare l’importanza del caffè.

Riflettete baristi della tazzina veloce… riflettete!

Ed eccoci all’ultima esperienza, questa volta da Londra, dove il simpaticissimo Ozzy Yilmaz ci fa entrare nel suo locale “7oz” situato nel quartiere di Clapham Nord raccontandoci come ha superato la fase più dura della pandemia.

Anche la sua intervista è ovviamente in inglese, ma siccome è stata possibile grazie all’intervento di Alessandro Zengiaro, barista che attualmente lavora come tecnico per la Volcano Coffee Works e per Assembly, due roastery londinesi, la trovate con i nostri commenti QUI.

Questi sono solo alcuni esempi di come poter affrontare un momento di crisi, non necessariamente così grave come quella che ci sta colpendo in questo momento, e che possono servire anche come spunto per contribuire alla ripresa di

una attività che semplicemente sta subendo un mercato in fase di saturazione, e dove inventiva, qualità e servizio fanno la differenza!

Buon espresso!

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