Il caffè speciality raccontato da uno chef…

Torino.

Salone del gusto e Terra Madre itineranti ( uno spettacolo!).terra-madre-2016

Le biodiversità e l’importanza dei contadini, ma insieme a loro l’importanza degli chef, che hanno il delicato compito di trasformare i prodotti della terra in preparazioni in grado di soddisfare ogni palato.

Ed eccoci a noi che con il supporto di uno chef, ma soprattutto uno studioso del cibo, il dott. Federico Francesco Ferrero (vincitore di Masterchef) abbiamo fatto avvicinare il pubblico presente all’evento organizzato presso il Coffee Lab Diamante  alla scoperta dei sapori del frutto della pianta del caffè attraverso racconti di memorie del passato e della tradizione contadina italiana.

ffferrero

Il caffè come filo conduttore quindi, ma con una particolare attenzione a tutto il suo percorso dalla terra alla tazzina.panorama hacienda

Prima di tutto spieghiamo cosa è uno speciality coffee:

un frutto coltivato con passione ed ciliegia-simone-cattani
amore in terre curate e protette (spesso ad altitudini
considerevoli, sopra ai 1500 mt.slm), raccolto solo a giusta maturazione, sbucciato dalla sua polpa per poterne estrarre il
prezioso
nocciolo (in realtà i due chicchi).

Alle volte solo con l’ausilio del sole ed altre con la preziosa 10974705_403338986497525_6807300287721351470_orisorsa dell’acqua, ed infine, dopo un attento trasporto, cotto (non troppo) con maestria
per
tostarne i chicchi e prepararli all’infusione con l’acqua (calda o fredda) al fine di estrarne le fantastiche qualità!

Una filiera completa, senza interruzioni che potrebbero comprometterne le caratteristiche ricercate con fatica dai coltivatori.

E qui viene il bello: caffè proveniente da una famiglia che ho avuto la fortuna di conoscere san-pedro-2personalmente, la famiglia Atienza, residente vicino a Jayuya, in Portorico, dove a diverse altitudini curano con estrema passione le loro piante di caffè di diverse varietà tra cui Caturra, Typica, Pacas e Burbon. Caffe raccolto rigorosamente a mano e processato con il metodo lavato, spedito in sacchi protettivi e, una volta giunto a noi in Costadoro, tostato per 15 minuti circa a 165 gradi, un profilo light per esaltare le sue note di biscotto al limone e note speziate. Quindi macinato grosso e messo in infusione con acqua fredda per 24 ore per estrarre solo le note dolci e gli aromi fruttati.

Federico, trasportando quindi gli ospiti in terre d’origine con i suoi racconti, li ha portati a scoprire di volta in volta un aroma diverso inserito nel cold brew: cardamomo, menta e miele, scorza di limone.

Tutti appena percettibili, che hanno richiesto una particolare attenzione in fase di assaggio, fino all’ultimo, dove la ricerca ha portato i novelli assaggiatori a percepire nuovi aromi, questa volta però non aggiunti alla bevanda, ma intrinsechi nel frutto d’origine, riavvicinando così Rebecca e suo papà Roberto ai fruitori finali del loro prezioso lavoro.

Al prossimo Speciality coffee, mi raccomando, con rispetto per la terra ed i suoi profumi!

 

 

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